SITUAZIONE IMPRESE PADOVANE DOPO 3 SETTIMANE DALLA RIPARTENZA

Tre settimane di prova per la rete delle nano e micro imprese che operano nel terziario nella nostra provincia. Negozianti, esercenti, ambulanti artigiani dei servizi alla persona, si stanno misurando con la riapertura delle loro attività dopo settimane di chiusura quasi totale.
C’era molta insicurezza per il dopo boom riapertura iniziale. Tutti ci si aspettava un boom nei primi giorni di riapertura dovuto alla volontà di tanti consumatori di usciere dopo settimane di “state a casa”.
Il dato della prima settimana era abbastanza prevedibile con un boom nelle prime giornate ed un assestamento in quelle successive.
Un’analisi delle tre settimane dalla riapertura (accompagnata anche dalla riapertura domenicale dei centri commerciali e della grande distribuzione) ci permette una valutazione più attenta e una previsione più corretta per il prossimo periodo.

Va sottolineato come i consumatori si stiano abituando a convivere con il COVID19 in modo abbastanza ‘normale’. Se nei primi giorni c’era un’attenzione completa alle modalità di organizzazione del negozio per garantire la sicurezza rispetto al virus, in questi ultimi giorni la ‘sensazione di sicurezza’ è molto aumentata. Oggi sono soprattutto gli esercenti che devono invitare la clientela alla disinfestazione delle mani ed all’utilizzo delle mascherine.

DATI

Oramai la totalità delle attività commerciali ha riaperto le vetrine a tre settimane dal termine del lock-down.
In questo rilevamento su oltre 200 attività della provincia emerge che il 33,7% ( era 36,1 nella prima settimana) delle attività che hanno riaperto hanno avuto vendite insoddisfacenti mentre un altro 21,9% ( 26,4%) molto insoddisfacenti.

Questa situazione si aggiunge al già difficile stato di tantissime piccole imprese prima dell’evento COVID 19.
Viene confermato il dato, dichiara il Presidente Rossi, che almeno 6 imprese su dieci continuano a lavorare in perdita con il solo obiettivo di soddisfare e fidelizzare la clientela.

Sono bar, ristoranti e negozi moda, calzature, articoli per la casa, b&B e strutture alberghiere i settori più insoddisfatti da questo primo periodo di riapertura.

Continua a soffrire il settore moda anche se, nell’onda della riapertura e dello spostamento della data di avvio dei saldi al 1° di agosto, c’è un po di fiducia da parte dei commercianti.
Ma al di là delle speranze dei commercianti il dato è pesante con un meno 65% nel periodo marzo maggio e fino a meno 75% nelle calzature.

Nei bar e ristoranti l’adozione delle regole di convivenza con il Covid 19 pesa in modo notevole. Nei ristoranti che lavorano prevalentemente con i pasti a mezzogiorno abbiamo avuto la riduzione dei posti di 2 terzi ed i ricavi di queste prime tre settimane a malapena raggiungono il 40% di quelli del 2019. Ancora difficile la situazione per i ristoranti che operano prevalentamente di sera. Ci sono segnali positivi di qualche ripresa ma ancora molto lontana dal pre covid. E’ evidente che le famiglie ancora non sono tornate alla normalità nella fruizione dei ristornati e pizzeria. Rimane positivo l’andamento delle gastronomie e pizzerie per asporto.

Il distanziamento, l’uso delle mascherine ecc. hanno rallentato l’attività e nei consumatori. Gli obblighi di presenza numerica limitata nei negozi sta limitando le vendite.

Va risottolineato, continua Rossi, che il fenomeno ‘movida’ riguarda un numero limitato di pubblici esercizi.. Non va quindi generalizzata l’immagine di bar strapieni di giovani che bevono spritz. La stragrande maggiornaza di bar e ristoranti della provincia stanno faticando, e non poco, a convivere con le linee di indirizzo per la difesa dal contagio sia per i clienti che per il personale e la quasi totalità ha dovuto ridurre drasticamente il numero dei posti a sedere o rallentare i flussi di clienti al banco.
Continua la ripresa dei ‘centri benessere e della bellezza’ in maggioranza centri estetici e parrucchiere, in crescita rispetto allo stesso periodo del 2019 ma con un meno 70% nel periodo marzo -maggio.

Continua la grande presenza di consumatori nei mercati all’aperto. Tutti riaperti i mercati della provincia.

Nell’alta padovana quasi la metà degli intervistati è soddisfatto nella riapertura, mentre la maggioranza (58,4%) è soddisfatta nel territorio del Piovese Conselvano.

Viene confermata la grande voglia dei commercianti e degli imprenditori di tornare alla normalità, dichiara il Presidente Rossi. Stiamo dimostrando la nostra capacità di convivere con il virus e di sapersi organizzare per un perfetto servizio ai clienti.

COMMENTO

“Il dato che continuiamo a sottolineare, continua Rossi, è che in questi mesi di lock-down il consumatori hanno riscoperto il ‘negozio di vicinato’ quello di quartiere , quello sotto casa che ha garantito sicurezza e servizio a domicilio. Secondo i negozianti del settore alimentare in questi due mesi nei loro negozi sono entrati o hanno fatto acquisti almeno un 40% di nuovi consumatori. Non solo ma anche in queste tre settimane almeno 7 consumatori ogni 10 sono tornati ad acquistare nei negozi di vicinato.

Le piccole imprese del terziario, contiuna e chiude Rossi, ci sono, stanno facendo il loro lavoro ma dobbiamo fare attenzione se vogliamo dare futuro a questa realtà che rappresenta lavoro, presidio sociale del territorio e servizio complementare al turismo servono aiuti.
Le vendite al dettaglio sono crollate in questi tre mesi e la ripresa della fiducia nelle famiglie e quindi nei consumi è ancora lontana”.

La Confesercenti sta investendo nel territorio di Padova e Vicenza per rilanciare una rete di ‘sostenibilità economica territoriale’. Collegamenti diretti tra la rete di servizi del quartiere, delle aree comunali, con i residenti, con chi ci lavora con le aziende produttrici. Una sorta di economia circolare che renda conveniente e funzionale l’acquisto di una grande parte di beni e servizi, da parte delle famiglie, nelle attività del territorio.

Ma tutto questo non sarà sufficiente e rimane a forte rischio la tenuta del tessuto degli esercizi di vicinato: una valore economico e sociale insostituibile.
C’è la necessità di un piano complessivo di rilancio del commercio di prossimità.
Servono interventi diretti – su misura- per gli esercizi di quartiere e dei piccoli comuni.
Occorrono interventi idonei a recuperare la vivibilità e di freno alla desertificazione.
Occorrono interventi ed incentivi idonei ad accelerare i processi di innovazione del settore anche agevolando lo sviluppo di quelle piattaforme on.line indipendenti che permettano alle imprese di vicinato di ricevere prenotazione e migliorino il rapporto diretto cliente-esercente.