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Commercio, la provincia di Vicenza perde 860 imprese in sei anni

In sei anni la provincia di Vicenza ha perso 860 imprese del commercio al dettaglio. Le attività registrate sono passate dalle 7.700 del 2019 alle 6.840 del 2025, con una contrazione dell’11,2%. Una riduzione che, secondo le elaborazioni di Confesercenti, corrisponde a 129 milioni di euro di ricchezza non più trattenuta dal circuito economico locale.

Il fenomeno interessa direttamente anche il capoluogo. Nel Comune di Vicenza le imprese del commercio al dettaglio sono diminuite da 1.352 a 1.190: 162 attività in meno, pari a una flessione del 12%. La perdita di ricchezza per il territorio comunale è stimata in 24,3 milioni di euro.

Nel Veneto, complessivamente, le imprese del settore sono scese da 49.938 a 41.907. Tra il 2019 e il 2025 sono quindi scomparse 8.031 attività, con una riduzione del 16,1% e oltre 1,2 miliardi di euro di ricchezza perduta. La provincia di Vicenza concentra quasi l’11% del valore regionale.

I dati sugli addetti mostrano però due dinamiche territoriali differenti. Nell’intera provincia l’occupazione complessiva cresce leggermente, passando da 26.749 a 27.463 addetti: 714 in più, pari al 2,7%. L’incremento è sostenuto esclusivamente dal lavoro dipendente, che sale da 18.128 a 20.344 unità, con una crescita del 12,2%. Nello stesso periodo gli indipendenti diminuiscono invece da 8.621 a 7.119: 1.502 lavoratori in meno, pari al 17,4%.

Più critica la situazione nel Comune di Vicenza, dove alla riduzione delle imprese si accompagna anche quella degli addetti. Il totale scende da 3.487 a 3.028, con la perdita di 459 posti e una flessione del 13,2%. I dipendenti diminuiscono del 9%, passando da 2.111 a 1.920, mentre gli indipendenti calano da 1.376 a 1.108: 268 in meno, pari al 19,5%.

«I numeri descrivono una rete commerciale che si sta progressivamente assottigliando – dichiara Flavio Convento, presidente di Confesercenti del Veneto Centrale –. La crescita degli addetti dipendenti registrata nel complesso della provincia non può compensare, in termini economici e sociali, la scomparsa di 860 imprese e la forte riduzione del lavoro indipendente. Nel capoluogo, inoltre, calano contemporaneamente attività e occupazione: un segnale che non può essere sottovalutato».

Ogni negozio che chiude non rappresenta soltanto un’impresa in meno. Significa perdere un servizio per i residenti, un presidio degli spazi urbani e una parte della ricchezza generata dai consumi. Secondo Confesercenti, per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici circa 70 rimangono nel territorio attraverso occupazione, redditi d’impresa, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità. Quando gli acquisti si trasferiscono sui grandi marketplace internazionali, una quota analoga esce invece dal circuito locale.

A livello nazionale, tra il 2019 e il 2025 sono scomparse oltre 111 mila imprese del commercio al dettaglio e sono stati “delocalizzati” circa 16,7 miliardi di euro di consumi

Il commercio di prossimità agisce infatti come una vera e propria infrastruttura territoriale. Attorno a ogni attività si muovono occupazione diffusa, redditi, immobili attivi, servizi professionali, manutenzioni, tributi locali e una rete di beni e servizi accessibili, cui si aggiungono presidio degli spazi urbani, sicurezza e coesione sociale. La progressiva riduzione delle attività commerciali fisiche, insieme al cambiamento delle abitudini di acquisto, modifica profondamente questo equilibrio. «L’e-commerce può essere un’opportunità anche per le piccole imprese, se si integra con la rete commerciale esistente – prosegue Convento –. Il problema nasce quando la crescita dei grandi marketplace indebolisce le economie locali. Per questo servono politiche strutturali di rigenerazione urbana, accessibilità, sostegno agli esercizi di vicinato e riuso degli spazi sfitti».

Confesercenti del Veneto Centrale rilancia quindi anche nel Vicentino la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”, nata per contrastare la desertificazione commerciale e riportare imprese, servizi e vivibilità nei centri urbani.

 

Commercio, a Padova perse 1.466 imprese e 220 milioni in sei anni: crescono i dipendenti, crollano gli autonomi

Meno negozi significa anche meno ricchezza che resta sul territorio. Tra il 2019 e il 2025, la riduzione dei punti vendita fisici e la crescita delle grandi piattaforme internazionali di e-commerce hanno spostato una parte dei consumi fuori dai circuiti economici locali.

In provincia e nel Comune di Padova i dati confermano l’avanzare della desertificazione commerciale, ma mostrano anche un settore in profonda trasformazione: diminuiscono le imprese e i lavoratori indipendenti, mentre aumentano gli addetti dipendenti.

Una crescita occupazionale che, tuttavia, non compensa la perdita di attività autonome e di presìdi commerciali diffusi sul territorio. È quanto emerge dalle elaborazioni Confesercenti sulla dinamica delle imprese e sugli effetti della desertificazione commerciale.

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CALDO E COMMERCIO, CONFESERCENTI: «DOPO L’ASCOLTO DEGLI OPERATORI, SPERIMENTIAMO LE “VIE FRESCHE DEL COMMERCIO”»

Dalla depavimentazione alla vivibilità delle vie commerciali. Dopo aver accolto favorevolmente, lo scorso luglio, il piano del Comune di Padova per la “città spugna” e aver chiesto il coinvolgimento delle attività economiche nella definizione degli interventi, Confesercenti del Veneto Centrale ha voluto ascoltare direttamente gli operatori sul rapporto tra caldo estremo, frequentazione delle strade e commercio.

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Montegrotto Terme sostiene la proposta “Zes Pro”per rilanciare il commercio di prossimità.

L’intelligenza artificiale e le nuove opportunità offerte alle imprese sono state al centro dell’incontro ospitato ieri pomeriggio davanti a una trentina di attenti commercianti, al Centro comunale “Gino Strada” di Montegrotto Terme. L’appuntamento, organizzato da Confesercenti del Veneto Centrale, rientra nel programma del primo workshop Pid, realizzati con il sostegno della Camera di Commercio di Padova.

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Confesercenti del Veneto Centrale «Ogni serranda abbassata è un pezzo di città che si spegne»

La notizia della chiusura dell’edicola di piazza Cavour a Padova, storico punto di riferimento gestito per 35 anni da Mario Bertolini e destinato a non essere sostituito, non è solo la fine di un’attività commerciale. È l’ennesimo segnale di un processo che sta cambiando il volto delle nostre città: la progressiva scomparsa dei negozi di vicinato dai centri storici.

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Torreglia approva all’unanimità l’ordine del giorno a sostegno della proposta Confesercenti sulla rigenerazione urbana del commercio

Il Consiglio comunale di Torreglia ha approvato all’unanimità un indirizzo politico in appoggio all’iniziativa promossa da Confesercenti “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”, che chiede al Governo interventi concreti per contrastare la desertificazione commerciale nei centri urbani e nelle periferie.

Con questo atto, l’amministrazione comunale si schiera apertamente a fianco dei commercianti di vicinato, riconoscendo il ruolo strategico che negozi e servizi di prossimità svolgono per la tenuta economica e sociale del territorio.

«Come Assessore alle Attività Produttive del Comune di Torreglia, esprimo il mio pieno sostegno alla proposta di legge promossa da Confesercenti per contrastare la desertificazione commerciale. Difendere i negozi di vicinato significa tutelare il lavoro, i servizi essenziali e la qualità della vita delle nostre comunità. –  commenta l’assessore Alberto Bettin – Auspico che il Governo adotti misure concrete a sostegno delle attività locali, perché il commercio di prossimità rappresenta un patrimonio economico e sociale fondamentale per la vitalità e il futuro dei nostri territori»

Anche il Sindaco Marco Rigato ha sottolineato il valore politico e simbolico della scelta: «È un’azione di buonsenso per un Comune come Torreglia e conferma l’idea e il lavoro svolto dall’amministrazione in questi ultimi anni. In particolare, rafforza la scelta fatta nel 2024 con il riconoscimento del Distretto del Commercio da parte della Regione del Veneto»

«Siamo contenti che Torreglia sia il primo Comune della provincia ad aver approvato in consiglio la mozione» afferma Flavio Convento, presidente di Confesercenti Veneto Centrale. «I centri storici del Veneto si stanno svuotando: lo vediamo ogni giorno, con attività storiche che chiudono, strade che perdono vita, quartieri che si trasformano in dormitori. Tenere aperta una piccola impresa di prossimità non è solo una scelta economica, ma un presidio sociale. Con questa proposta di legge chiediamo allo Stato di riconoscerlo e di dare finalmente alle imprese del commercio e dei servizi gli strumenti concreti per restare sul territorio. Ci auguriamo che altri Comuni seguano l’esempio di Torreglia, perché non è una questione che riguarda solo il commercio, ma una proposta che guarda alla città nel suo complesso»

Confesercenti Veneto Centrale aderisce pienamente alla campagna e invita tutti i cittadini e tutti gli imprenditori del territorio, dal commercio al turismo, dalla ristorazione ai servizi, a firmare la proposta e a diffonderla nelle reti locali.

Farlo è semplice: basta accedere alla piattaforma del Ministero della Giustizia (firmereferendum.giustizia.it) tramite SPID o CIE e cliccare su “Sostieni l’iniziativa”. Questo il link firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6700009

 

A Noventa Padovana torna l’Aperitivo Street: commercio, comunità e solidarietà

Il commercio di vicinato torna a farsi motore di relazione, bellezza e solidarietà. Venerdì 22 maggio 2026, negli spazi esterni di Nicole Boutique, in via Marconi 82 a Noventa Padovana, torna Aperitivo Street, l’appuntamento che trasforma la strada in un luogo di incontro tra cittadini, imprese, associazioni e istituzioni.

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Imprenditoria femminile e commercio in trasformazione: Confesercenti del Veneto Centrale «Servono condizioni uguali per tutti»

«Alla vigilia dell’8 marzo è giusto ricordare l’importanza dell’imprenditoria femminile e dei progetti che ne sostengono la crescita. Ma è altrettanto importante dire con chiarezza che le donne non chiedono trattamenti di favore o di essere messe su un piedistallo.  Vogliono semplicemente poter lavorare e fare impresa nelle stesse condizioni degli altri, senza stereotipi, senza battute fuori luogo e senza atteggiamenti che finiscono per sminuire competenze e responsabilità» dichiara Alessandra Trivellato vicedirettore Confesercenti del Veneto Centrale.

«I dati diffusi dalla Camera di Commercio di Padova mostrano con chiarezza una tendenza che, come Confesercenti del veneto Centrale, osserviamo da tempo: il settore commercio sta attraversando una fase di forte trasformazione. Dal 2019 il numero delle sedi d’impresa nel settore è diminuito di oltre il 12%, un segnale di cambiamento strutturale legato a diversi fattori, dall’evoluzione dei consumi, alla crescita dell’e-commerce, a un contesto economico sempre più complesso. In questo scenario le imprese femminili mostrano un andamento molto simile a quello dell’intero comparto: non è quindi una crisi “di genere”, ma una difficoltà che riguarda tutto il commercio e che richiede politiche capaci di sostenere davvero le piccole imprese e i negozi di vicinato – conclude Trivellato – L’imprenditoria femminile è fatta di professionalità, capacità di innovare e grande resilienza. Il modo migliore per celebrarla non è proteggerla, ma riconoscerne pienamente il valore e creare condizioni concrete perché le imprese possano crescere e restare sul territorio».

San Valentino cambia volto: meno rituali, più esperienze. La spesa resta, ma è più consapevole

San Valentino non scompare, ma si trasforma. A raccontarlo è un sondaggio condotto dal Centro Studi Confesercenti del Veneto Centrale, che restituisce l’immagine di una ricorrenza sempre meno legata ai riti tradizionali e sempre più orientata a scelte personali, misurate e consapevoli.

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Commercio: il 2025 si chiude con segnali contrastanti. Confesercenti Veneto Centrale: “Ora servono scelte condivise per sostenere la ripresa”

Il 2025 si conclude con indicatori eterogenei per il commercio al dettaglio. I dati Istat di dicembre mostrano una lieve flessione rispetto a novembre sia in valore (-0,8%) sia in volume (-0,9%), coinvolgendo sia il comparto alimentare sia quello non alimentare. Su base annua, tuttavia, le vendite registrano una crescita dello 0,8% in valore, segnale di una domanda che, pur in un contesto complesso, continua a sostenere il sistema distributivo.

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