San Valentino cambia volto: meno rituali, più esperienze. La spesa resta, ma è più consapevole
San Valentino non scompare, ma si trasforma. A raccontarlo è un sondaggio condotto dal Centro Studi Confesercenti del Veneto Centrale, che restituisce l’immagine di una ricorrenza sempre meno legata ai riti tradizionali e sempre più orientata a scelte personali, misurate e consapevoli.
Secondo i dati raccolti, poco più di una persona su due (53%) festeggerà San Valentino, mentre il 30% dichiara di non celebrarlo pur avendo un partner. Una quota residuale riguarda chi non è in coppia o vive situazioni particolari. Un segnale chiaro di come la ricorrenza resti significativa, ma non più scontata.
Tra chi ha scelto di festeggiare, la cena resta centrale, divisa quasi equamente tra casa e ristorante, ma cresce il peso delle esperienze alternative: mini-vacanze, gite fuori porta, serate in rifugio o occasioni costruite su misura. Un’evoluzione che riflette un approccio meno standardizzato e più legato al valore del tempo condiviso.
Anche sul fronte della spesa emergono scelte differenziate. La fascia più frequente si colloca tra i 40 e gli 80 euro, ma non mancano comportamenti polarizzati: da un lato chi contiene la spesa sotto i 40 euro, dall’altro chi supera i 150 euro trasformando San Valentino in un’occasione “premium”. Una distribuzione che conferma come la disponibilità a spendere resti, ma venga calibrata sulle priorità personali.
Il dato forse più significativo riguarda i regali: oltre la metà degli intervistati non ne farà, mentre tra chi sceglie di regalare qualcosa prevalgono soluzioni utili o simboliche. Fiori e cioccolatini restano, ma perdono centralità, così come il regalo “obbligato”. Quando presente, la spesa per il dono si concentra soprattutto tra i 20 e i 50 euro.
“Le rose rosse dominano le vendite e continuano a essere il simbolo indiscusso di San Valentino. Ogni anno tornano a essere il regalo più richiesto perché uniscono tradizione ed emozione. Quest’anno mi è capitata anche una richiesta da 100 rose rosse. Ma non è solo una questione di colore o di numero di steli: è il gesto che conta, la scelta di fermarsi, entrare in un negozio e affidare a un fiore un messaggio personale», afferma Daniela Beggio, titolare dell’omonima fioreria di via San Marco. «Si registra una leggera contrazione delle vendite, ma resto fiduciosa: l’acquisto dell’ultimo minuto resta una costante di questa ricorrenza”.
Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un San Valentino più sobrio, meno rituale e più autentico, in cui la dimensione dell’esperienza e della relazione prevale sull’ostentazione.
“Quello che emerge è un cambiamento ormai strutturale nei comportamenti di consumo – sottolinea Flavio Convento, vicepresidente Confesercenti del Veneto Centrale–. San Valentino resta un’occasione importante per il commercio e la ristorazione, ma non è più legato a un modello unico. Le persone cercano esperienze autentiche, personalizzate, spesso legate al territorio e alla qualità dell’offerta. È una tendenza che premia le imprese capaci di innovare, differenziarsi e costruire proposte su misura, senza rincorrere il consumo forzato”.
Una trasformazione che incide anche sui consumi e che chiama il commercio di prossimità, la ristorazione e il turismo a intercettare nuove domande, puntando su qualità, personalizzazione e valore dell’offerta
“Per le attività di prossimità – aggiunge Convento – questa evoluzione rappresenta una sfida ma anche un’opportunità: intercettare una domanda più attenta, che non rinuncia a spendere, ma lo fa con maggiore consapevolezza, privilegiando relazioni, servizi ed esperienze rispetto al semplice acquisto”.





Nicola Bianchi 





